Sesto San Giovanni, la stazione di Renzo Piano sta per diventare realtà

Non soltanto il centro di Milano: anche i suoi dintorni, nello specifico Sesto San Giovanni, stanno ricevendo le attenzioni degli architetti, per progetti di riqualificazione edilizia davvero innovativi. Nella cittadina satellite di Milano, infatti, nel 2023 verrà inaugurata una stazione ferroviaria di design, sul terreno dell’ex Falck, con una passerella sospesa sul capolinea della metro M1 firmata nondimeno che da Renzo Piano.

La stazione di Sesto San Giovanni è uno dei cardini del progetto MilanoSesto Città della Salute, una trasformazione urbanistica che la società che gestisce il cantiere definisce “il più grande progetto di rigenerazione urbana d’Italia”, nel cuore delle ex aree industriali Falck, in particolare lungo viale Gramsci dove la stazione sorgerà, e dove attualmente si trova il capolinea della metropolitana M1.

Dal punto di vista architettonico, la caratteristica principale della nuova stazione di Sesto San Giovanni sarà una meravigliosa passerella di vetro sospesa, da cui si potrà ammirare l’enorme parco urbano sottostante. Essa, tra le altre cose, sarà proprio uno dei punti di accesso al parco, e sarà dotata di negozi, bar e servizi di ogni tipo.

I tempi e le consegne

Per quanto riguarda le tempistiche di consegna del cantiere si parla di giugno 2023. Pertanto, almeno stando ai comunicati ufficiali, si deve correre per non sforare i tempi. Tantopiù che l’inaugurazione è prevista a luglio 2023, mentre l’intero progetto Città della Salute vedrà il via a luglio 2024, dopo l’allargamento dell’intervento a piazza Primo Maggio e alla nuova piazza che verrà costruita lato Città Salute. Inoltre, due anni dopo, ossia nel 2026, verrà inaugurato anche il nuovo campus universitario dell’università San Raffaele.

Per adesso, all’inizio di aprile 2022, dopo tre intense notti di lavoro straordinario è stato posato l’impalcato che attraversa l’intera stazione ferroviaria. Gli autori sono stati gli operai della Cimolai Spa, che ormai da luglio 2021 ha preso in mano il cantiere. La stazione a ponte ha impiegato quasi 20 anni per diventare realtà, ma finalmente, dopo un immenso lavoro che ha visto lavorare un’enorme gru con altezza massima di 60 metri e portata fino a 600 tonnellate, il vecchio progetto di Mario Botta è diventato realtà.

Per realizzare l’attraversamento ferroviario, punto cardine della nuova stazione di Sesto di Renzo Piano, sono state dovute posare due enormi porzioni di impalcato: una lunga 27 metri, larga 18 e pesante 158 tonnellate, l’altra lunga 34 metri, larga 18 e pesante 169 tonnellate. Cimolai ha organizzato il lavoro in 3 turni di 24 ore, allo scopo di chiudere l’attività nel minor tempo possibile e per ridurre al minimo i disagi. Disagi che non sono stati da poco: per posare i pilastri sono stati fermati tutti i treni sulla linea.

Quando il lavoro sarà concluso, finalmente Sesto San Giovanni sarà ricongiunta nell’area delle ex Falck. Le parole del sindaco di Sesto San Giovanni Roberto di Stefano sono eloquenti: secondo il primo cittadino la stazione a ponte sarà “la porta d’ingresso al quartiere Unione Zero, e si uniranno finalmente le due parti di Sesto attualmente divise dalla ferrovia”.

Il sottopasso pedonale

Se la passerella sopraelevata è il fiore all’occhiello della nuova stazione di Sesto San Giovanni, in realtà anche un’altra infrastruttura garantirà una maggior vivibilità e sostenibilità ambientale: è il nuovo sottopasso pedonale, approvato dalla giunta comunale il 18 febbraio 2022. Verrà infatti approvata la variante in corso d’opera sul prolungamento del sottopasso, il quale servirà a collagare la nuova stazione fino a piazza Unione, secondo sbarco dopo quello già esistente in piazza Primo Maggio.

Il lavoro dei tecnici comunali è stato intenso, con una valutazione di fattibilità e un’ipotesi progettuale, dopo che era sorta l’idea di collegare tramite un sottopasso pedonale la stazione M1 della metropolitana e l’ingresso a Città della Salute. Il costo del lavoro è di 1 milione e 800 mila euro, e porterà anche benefici collaterali, in termini di vivbilità e sostenibilità dell’intero quartiere.

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